"Dopo gli anni ovattati dell'infanzia e quelli spensierati dello studio ci si immerge nella catena lavorativa che, al di là di qualunque gratificazione, assorbe e lascia poco tempo ... e poi finalmente arriva la tua quarta dimensione ... e ritrovi quella serenità smarrita."

Il presente blog costituisce un almanacco che raccoglie i testi completi dei post pubblicati su: http://www.laquartadimensione.blogspot.com, indicandone gli autori, le fonti e le eventuali pagine web originarie (se disponibili).

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mercoledì 15 novembre 2017

Se B. torna premier, capiremo chi siamo davvero noi italiani



Io coltivo un sogno per nulla irrealizzabile: che Silvio Berlusconi ridiventi presidente del Consiglio. Perché l’affermazione del “delinquente naturale” come capo del nostro Paese chiarirebbe, una volta per tutte, a noi stessi e forse anche all’Europa (forse, perché l’Italia sta infettando anche gli altri Stati del Vecchio Continente) che cosa siamo diventati noi italiani, oggi, che cos’è la nostra cosiddetta democrazia, oggi.
Perché Berlusconi rappresenta al meglio il peggio degli italiani. Lasciamo pur perdere che costui è stato condannato in via definitiva per un grave reato, la frode fiscale, che ad altri cittadini costerebbe conseguenze pesantissime e che invece Berlusconi ha scontato in modo ridicolo, irridente, insultante per chi in galera ci è andato sul serio. Lasciamo pur perdere le nove prescrizioni di cui questo soggetto ha goduto per reati ancora più gravi, che in due casi anche la Cassazione aveva accertato, come la corruzione di magistrati e di testimoni. Lasciamo pur perdere che ha tuttora dei processi in corso.
Ma concentriamoci su alcuni aspetti che non hanno a che fare strettamente col giuridico: la menzogna, la volgarità, la disumanità mascherata da calda umanità. Costui ha truffato, in combutta con Previti, una minorenne, Anna Maria Casati Stampa, orfana di padre e di madre morti in circostanze drammatiche, approfittando della sua età e del suo smarrimento. Fatti lontani dirà qualcuno, ma che dicono di che pasta sia fatto l’uomo fin dall’inizio della sua formidabile carriera imprenditoriale e politica. E infatti questa spietatezza, priva di ogni scrupolo, si è puntualmente ripetuta di recente quando Berlusconi, premier, con abili maneggi, è riuscito a mandare una minorenne psicolabile, contro la volontà dell’unico soggetto legittimato a decidere sul caso, il pm dei minori Annamaria Fiorillo, là dove non doveva proprio andare: fra le braccia di una prostituta ufficiale.
La volgarità. Qualcuno ricorderà, forse, quello schioccar di dita in televisione con cui intendeva dire, umiliandoci tutti, che in quel solo attimo lui guadagnava quanto nessun lavoratore onesto avrebbe mai guadagnato in mille vite. Oppure le corna fatte alle spalle del ministro degli Esteri spagnolo in un importante consesso internazionale o il goffo e goliardico tentativo di avvicinare le teste di Putin e di Bush in un altro importante convegno internazionale o anche l’epiteto di nazista appioppato al deputato socialdemocratico tedesco Martin Schulz che ci rese ridicoli davanti al mondo intero o ancora la “culona inchiavabile” rifilato ad Angela Merkel. E fermiamoci qui per carità di Patria, ammesso che il nome di Patria possa avere ancora un senso in questo Paese. Questa volgarità non è precipua di Berlusconi, noi italiani siamo Berlusconi. La volgarità la vediamo dilagare nelle nostre strade, nella nostra cultura, nella nostra televisione, nel nostro giornalismo.
La menzogna. Infinite sono le promesse non mantenute da Berlusconi nel quasi quarto di secolo in cui è stato, di volta in volta, premier o capo dell’opposizione. Ma in questo non si differenzia da moltissimi altri politici italiani. Sfido chiunque ad affermare che l’Italia è migliorata di un ette, economicamente, dal 1994, anno in cui Berlusconi divenne per la prima volta premier, al 2008 (dopo il 2008 intervengono variabili internazionali a cui nessuno avrebbe potuto porre rimedio, ci provò il disprezzatissimo Mario Monti, che politico non era, cui fu affidato il lavoro sporco).
L’Italia calcistica, se batterà la Svezia, andrà ai Mondiali e potrebbe anche vincerli. Ma l’Italia nel suo complesso un campionato mondiale lo ha già vinto con ampio margine: quello della distruzione etica di un Paese e di una comunità. Proponiamo che questa specialità sia introdotta, insieme alle gare con le slot machine, nel programma delle prossime Olimpiadi di Tokyo.


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Caro Massimo Fini,
Nel suo pezzo di ieri accenna a una truffa di B.ai danni di una minore, Annamaria Casati Stampa orfana dei genitori deceduti in modo drammatico, senza fornire qualche informazione sul tipo di truffa fra le innumerevoli del Nostro.
Potrebbe precisare un po' o non si può per ragioni deontologiche?
Campanini M.

La truffa di Berlusconi e Previti ad Annamaria Casati Stampa è stata raccontata da Giovanni Ruggeri nel libro Berlusconi. Gli affari del Presidente (Kaos Edizioni, 1994) e da me in tre successivi articoli sull'Indipendente. Solo dopo le mie ripetute insistenze Previti (e non Berlusconi) si decise a querelare Ruggeri e me. Entrambi siamo stati assolti .
La truffa, o meglio le truffe, consistevano in questo. La Casati Stampa, minorenne, era rimasta orfana di entrambi i genitori morti per una tragedia a sfondo sessuale. Purtroppo per lei aveva come protutore Previti già in combutta con Berlusconi attraverso la società Idra. Previti vendette a Berlusconi la villa di Arcore con annesso parco per la cifra ridicola di 500 milioni (solo i luini della villa valevano tre volte tanto). Prima che fosse regolarizzata la permuta, e quindi che Berlusconi avesse pagato, l’allora Cavaliere si installò nella villa di Arcore con Dell’Utri e il noto mafioso Mangano. Salderà solo ad anni di distanza, mentre la Casati continuerà a pagarci le tasse.
Ma ancora più incredibile è la seconda truffa. I Casati Stampa a Cusago possedevano un vastissimo territorio pari a 246 ettari. Previti vendette queste proprietà a Berlusconi per la cifra ancora più ridicola di 1miliardo e 700milioni. Ma le pagò con azioni di società di Berlusconi non quotate in borsa e dal valore molto dubbio. Quando la Casati Stampa cercò di realizzare vendendo queste azioni non trovò nessuno disposto a comprarle. Allora arrivarono, soccorrevoli, il Gatto e la Volpe dicendole: le ricompriamo noi. Ma a metà prezzo: 800milioni.


domenica 12 novembre 2017

Non solo il vento ma anche delle piccole pietre potranno smuovere acque stagnanti



 


Convenzioni culturali che accomunano cicliche generazioni variano secondo i tempi, si evolvono e si involvono seguendo i corsi ed il mutare  delle regole di convivenza che nuovi uomini cambiano di conseguenza.
In un sistema anarchico ciascuno troverebbe legittimo e ideale il proprio modo di vivere, senza regole che obblighino neanche a rispetto di limiti posti a salvaguardia dell’altrui pensiero. In un contesto organizzato convenzioni innovate e paletti sono indispensabili per delimitare i confini posti a tutela, per garantire a tutti una convivenza associativa.
Se dovessi sintetizzare il senso dei commenti suscitati dal mio ultimoscritto sulla fotografia direi: “mi meraviglio che tu ti meravigli, anche perché nella competizione fine a se stessa c’è molto narcisismo e spesso solo voglia di affermarsi …… sono proprio pochi i casi che si caratterizzano con l’intento di condividere per comunicare”. 
Quanto da me sollevato non sono proteste velleitarie ma delle considerazioni ...... per questo ho voluto argomentare producendo fatti concreti e dopo aver precedentemente concettualizzato e messo in conto ogni possibilità e discrezionalità. 
Per quanto mi riguarda, le reazioni registrate mi sono comunque tornate utili, in quanto mi hanno consentito di scoprire che tanti altri hanno vissuto in passato queste questioni e che tanti altri saranno destinati a scoprirle in futuro.
Qualcuno ha evidenziato che, grazie alla comunicazione resa più facile dal web, oggi si ha la possibilità di discutere di queste cose coinvolgendo una ampia platea; in passato, chi si è imbattuto in esclusioni “arbitrarie” ha, in solitudine, dovuto farsene una ragione.
In qualche caso qualcuno, a distanza di tempo, ancor oggi non riesce a trovare una razionale spiegazione.
Taluni anestetizzano il problema, scartando ogni possibilità che induca a competere; equivocando sulla natura stessa del competere che costituisce di per sé una occasione di confronto e di crescita comune. Ma, perché il confronto corrisponda a crescita, occorre che siano convenute regole improntate alla trasparenza, ovvero che siano palesati i valori e le caratteristiche premianti in ogni competizione.
Come ho avuto modo di precisare il mio precedente scritto intendeva accendere un cono di luce proprio su questi aspetti, rendere cioè chiare e leggibili per tutti le motivazioni sottostanti ai giudizi e che possano giustificare qualunque risultato.
Si dirà il mondo è bello perché è vario e differenti modi di vedere possono anche trovare giustificazione e supporto legittimo, ma occorre offrire un minimo di garanzie rendendo chiare convinzioni maturate che adducono ai criteri selettivi propedeutici alle scelte premianti.
Questo che potrà apparire anche un panegirico potrà essere valutato eccessivo ma le discussione sono sempre state una costante “sempreverde” in ogni forma associativa.
Tutti i fenomeni sociali che ci toccano sono sempre stati influenzati dagli uomini del tempo e dalle regole sociali via via attuate, ma in tutti i casi è sempre necessitato almeno uno “statuto”.
A completamento dell’articolo rimando ai commenti postati sul blog e agli stralci di quattro altre utili considerazioni ricevute in forma privata, che ritengo siano meritevoli di essere lette.
Infine, al di la di ogni conclusione che ciascuno potrà facilmente trovare e fare propria, l’avere buttato una ennesima piccola pietra nell’acqua di un ampio mare mi soddisfa. Solo con il vento o con simili gesti si potranno muovere eventuali acque stagnanti.
Per il futuro, almeno per quanto mi riguarda, magari davanti a eventuali solleciti per  partecipare a concorsi accennerò a un sorriso ripensando al classico motto di ripelica del mitico Totò, che ironicamente rispondeva: "Ma mi faccia il piacere!".
Per chi avesse curiosità informo che sono stati intanto ufficializzati i risultati finali e pubblicate sul sito dell'UIF le sole 83 immagini risultate premiate e segnalate nelle tre competizioni che componevano il "Circuito" su cui ho disquisito. Nel caso, scorrendo i pdf che elencano i risultati di dettaglio si avrà già modo di scoprire, udite udite, ben quattro casi di foto classificate prima o seconda in un concorso (Gold o Silver) che non riusultano neanche ammesse negli altri due; ciò è di fatto la prova provata di incongruenze intrinseche nei metodi/risultati nello stesso "Circuito Ponente Ligure" ovvero la dimostrazione lampante di tutto quanto ho voluto evidenziare nei miei articolati interventi scritti.
Buona luce a tutti.

© Essec 


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“Letto.... riletto ed anche riletto "giudici e giurie". …… Le Tue Opere sono molto belle e significative; poi, con le didascalie aiutano il fruitore (me) a "leggerle" meglio. Vorrei vedere le Opere vincitrici, selezionate ed ammesse per capire meglio.... Certo è un concorso internazionale con molti iscritti ed è anche FIAF (che mi porta a confermare le Tue supposizioni....... Proprio per l'internazionalità, forse, il livello si alza ed allora riporto un pezzo dal Tuo blog : " molto dipende anche dalle tecniche attuate in sede selettiva, ancor di più dal numero e dalla media qualitativa delle opere presentate, ...."Ripeto, desidero vedere le opere vincitrici ecc. per esprimere una modestissima opinione.”
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Faccio una considerazione NON strettamente legata alle TUE fotografie (quindi "im-pertinente”). Premesso che la tua produzione è quasi tutta valida e che mi piace, provo a mettermi nei panni di chi non le ha ritenute meritevoli. Tra tante fotografie di elevata qualità tecnica avranno preferito le più efficaci dal punto di vista estetico, anche quelle che, forse, sono ottenute ricorrendo a particolari di sicuro e immediato effetto (riflessi, colori, glamour, silhouette ...) ed hanno penalizzato ingiustamente i contenuti ed il significativo messaggio trasmesso dalle altre immagini. E così hanno voluto anche semplificare la lettura al pubblico meno preparato. Le gare prevedono anche i sorpassi e il carburante special per questo non è sempre vero che vince il migliore. Ti suggerisco di non polemizzare e non  essere competitivo. Racconta, piuttosto, le esperienze personali, il bagaglio tecnico e l'attrezzatura che hai usato per realizzare le foto più  improbabili. Il famoso "Manuale illustrato Clemente teorico-pratico".
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“Che dirti? La fotografia sta sempre bene in salute; i fotografi un pò meno; anzi, decisamente male. La realtà cambia con velocità di tempo e di senso maggiore di loro strumenti;  e, se ci tocca ricorrere ai loro intelletti, ci accorgiamo spesso che sono servi del benedetto denaro (nei casi migliori). Io, ……, non cerco riconoscimenti di alcun genere e come quel tale (J. Schmid) mi sono proposto di non vedere altre fotografie se non dopo avere  esaurito la visione di tutte le fotografie realizzate in tutto il pianeta e solo in era analogica. Ho, pertanto,  un grande avvenire dietro alle spalle: devo, però, liberarmi della presunzione - caratteristica di noi siciliani- , della vanità che ogni giorno vedo, per fortuna,  mortificata da nuovi pensieri che tanta gente (a cominciare dalla tua persona) sa esprimere con maggiore  opportunità ed intelligenza, e dal desiderio esistenziale che mi spinge, spes contra spem, a chiedervi di non smettere di fotografare (proprio così). Lo sfogo  finisce qui: io mi ritiro tra i miei libri e tra le mie meditazioni affidando la conoscenza, per chi interessa, del mio modestissimo pensiero alla vecchia carta stampata (v. Gente di fotografia, Fotoit, Riflessioni, Rivista di Studi di Storia della fotografia, Arabeschi Università di Catania), non accordando la minima fiducia alla gratuità e alla spettacolarità del web. Agli amanti della fotografia siciliana confesso di non avvertire nessuna necessità di confronto, ma solo il sincero desiderio di dialogo e conoscere e imparare, sempre e nuovamente, qualcosa dell’immagine della vita. Niente, a mio avviso,  cura la vita meglio della vita.” 
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“Comunque è sempre così. Dipende dalle giurie, dalla loro cultura, dai loro trascorsi di vita e poi dalle altre immagini a concorso. Ma possibile pure (ed al 70% è sempre così) che quando riceverai il catalogo non sarai d'accordo con la giuria sulle foto ammesse, le premiate di solito sono molto superiori alla norma e quindi vanno bene.” 
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giovedì 9 novembre 2017

Quando i risultati non corrispondono per nulla alle aspettative



Con questo scritto voglio addentrarmi in campi ampiamente dibattuti, che suscitano spesso argomentazioni controverse dove alla fine ciascuno rimane sostanzialmente sulla propria posizione.
Per fare questo devo introdurre una premessa che esemplifichi in maniera plastica una casistica vera, e perciò elenco otto foto con brevi didascalie esplicative riguardo ai contenuti.

Titolo della foto “WhatsApp”. Al di là della composizione grafica, l’azione. Il soggetto appare assorto in un mare oceanico e non vede realtà rappresentate nei quadri esposti  divisi da un muro.

Titolo della foto “Luci e ombre”. Rappresenta la sagoma di un bimbo che sembra contemplare un libro e che voglia ascendere verso un’ombra mistica stagliata in un muro di un’architettura moderna.

Titolo: “Religione & Business”. La composizione prospettica che sublima il significato del cristo crocifisso contrasta con la scritta a latere che caratterizza il pragmatismo reale del mondo cattolico: “Chi accende le candele deve lasciare un’offerta adeguata”.
  
Titolo: “Cartier-Bresson 2017”. L’immagine si ispira ai classici salti immortalati da Henri Cartier-Bresson; felicemente colti e poi ricercati o forse anche costruiti quelli più complessi realizzati successivamente al primo. A prescindere dal pretesto ispiratore bressoniano l’immagine, con le complesse convergenze verso un unico punto indirizzato da una luce, vuole rappresentare concetti esistenziali sempreverdi.


Titolo: “Cretto: La creazione”. La composizione proposta costituisce uno dei rari casi d’incontro fra la Street Art e la Land Art. Realizzata a Gibellina, il murales di “Julieta” evidenzia un distacco di frammenti che, volando, attraversano la  finestra per andare a costituire gli elementi del sudario “Cretto di Burri”.


Titolo: “Torno subito”. La foto, scattata a Mazara del Vallo gioca fra scritti e immagine. Le due scritte “torno subito” e “non chiediamo acrobazie” enfatizzano oltremodo la ricerca di Denise Pipitone, la bambina scomparsa alcuni anni fa e sempre presente nella attesa di un ritorno da parte dei cittadini mazaresi.

Titolo: “Terza età”. Apparentemente banale l’immagine vuole rappresentare una finestra protetta da inferriate, con ante che si aprono verso l’interno e che inquadrano una persona anziana in penombra, intenta a pranzare in assoluta solitudine …… anzi in compagnia di un ospite virtuale costituito dalla immagine che appare in televisione e posta a capotavola.

Dulcis in fundo “Foto Ricordo”. Una immagine che intende rappresentare l’importanza dei valori e del ricordo. I due giovani intenti a fotografare con il loro cellulare il murales realizzato per “non dimenticare” costituiscono esempio di continuità di personaggi e messaggi consegnati alla storia.

Ora veniamo al punto. Queste otto mie immagini sono state proposte al “circuito Ponente Ligure” che si articola in tre Concorsi fotografici coordinati (cfr. statistiche). Otto fotografie presentate per concorrere in tre concorsi significa che per ciascuna ci sarebbe stata almeno una possibilità su ventiquattro di essere scelta. Di fatto, nessuna di esse è risultata solo ammessa.
Questo articolo non vuole essere polemico ma vuole indurre a riflettere e a rileggere con attenzione un mio precedente scritto “https://angolinodelfotoamatore.blogspot.it/2017/07/fotografia-giurie-giurati-concorsi-e.html”. Del resto, l’avere esposto una mia esperienza diretta, consente ad altri di verificare l’essenza del mio scritto e se del caso, trarne le conseguenze.
Per inciso, la fotografia in B/N intitolata "Cretto: La creazione" ha vinto il primo premio quest'anno ad Anghiari e nel Circuito non ha neanche superato la soglia minima di ammissione. Il tutto mi induce ad attendere con curiosità il volume della manifestazione che andrà in stampa e che andrò a ricevere.

Buona luce a tutti.

© Essec 

mercoledì 8 novembre 2017

Il falò della verità




Il dibattito su chi debbano essere i candidati premier dei vari schieramenti per le prossime elezioni non è solo fasullo, ma anche demenziale. Prima di tutto perché inganna i cittadini: il sistema elettorale con cui andremo al voto è per due terzi proporzionale e non prevede nessuna indicazione del presidente del Consiglio. Inoltre il sistema tripolare in cui ci troviamo non permetterà ad alcun partito di arrivare ad avere la maggioranza da solo. Così dopo le elezioni assisteremo a trattative e mediazioni tra le forze politiche o all'interno delle coalizioni per trovare figure che siano punti d'equilibrio.
Questo i cittadini lo devono sapere con chiarezza: la stagione del maggioritario e del nome del premier sulla scheda è finita con il referendum di un anno fa e il nuovo sistema elettorale l'ha definitivamente archiviata.
Il fatto che questo però continui a essere materia del contendere a sinistra è anche autolesionista. Infatti la coalizione che oggi sembra avere più possibilità di affermarsi, il centrodestra, ha accuratamente evitato il problema, sapendo quanto divisivo e inutile sia affrontare ora questa discussione. L'accordo tra Berlusconi e Salvini è che a indicare il possibile capo del governo sarà il partito che prende un voto in più.
Sapendo, al di là della prevedibile propaganda, che l'incarico non spetterà a nessuno di loro due. Il Movimento 5 stelle ha scelto Di Maio, per darsi una guida parlamentare e mettere fine a fibrillazioni e dibattiti interni, ma nessuno può credere che da soli conquisteranno la maggioranza dei seggi parlamentari, così - anche in questo caso - ogni ipotesi di mediazione, di coalizione o di governo che cerchi convergenze in Parlamento partirà proprio dalla scelta di una figura di area che sia meno connotata.
A sinistra invece si è scelto di giocare al massacro su un falso problema: da un lato Renzi si è arroccato in difesa, ha ricominciato a propagandare una vocazione maggioritaria e ad immaginare di arrivare al 40 per cento, dall'altro si va creando intorno a Grasso un piccolo cartello elettorale che ha come nemico proprio il Pd e non Salvini, Berlusconi o Grillo. Le aperture e le prove di dialogo, fatte in questo clima e su queste basi, sono solo finzione. Un gioco del cerino per addebitare alla controparte la responsabilità della divisione. Un combinato disposto che minaccia di consegnare la sinistra italiana all'irrilevanza, come è accaduto domenica in Sicilia.
Eppure l'obiettivo dovrebbe essere chiarissimo ed è davanti ai nostri occhi: sconfiggere i due populismi italiani che oggi si contendono la guida del Paese.
Purtroppo non c'è stato nemmeno questa volta, come non ci fu dopo la sconfitta al referendum, un vero cambio di passo da parte di Renzi. Un autentico ripensamento. La consapevolezza che i risultati propagandati non corrispondono al percepito dei cittadini. Inutile ripeterli ad ogni occasione, se non sono riusciti a fare la differenza nella vita delle persone, allora bisognerà chiedersi il perché.
Matteo Renzi aveva dato grande speranza all'Italia, ma poi ha perso il contatto con il Paese, non è riuscito a cogliere il malessere e le paure, che non andavano certo inseguite ma invece comprese e affrontate. La chiave non era andare da Obama alla Casa Bianca, farsi vedere innovatore accanto a Jeff Bezos e parlare delle eccellenze, così come oggi non potrà essere cercare una sponda in Macron, ma mostrare di capire i bisogni e le sofferenze. Quello che è mancato è l'ascolto.
Da molti anni la sinistra italiana - come ha sottolineato ieri Ezio Mauro - ha mostrato grande senso di responsabilità, lo ha fatto sacrificando spesso totem e tradizioni, lo ha fatto per superare passaggi drammatici. Ora si rende conto del costo che questo ha comportato, ma la risposta non può essere praticare l'irresponsabilità per far vedere che si è vivi e vicini alla gente.
La sinistra, o perlomeno quell'area che si usa chiamare progressista o democratica e che è in profonda crisi in tutto l'Occidente, deve avere il coraggio di guardarsi dal fascino della convenienza, del cavalcare le pulsioni del momento, le parole d'ordine dei populismi, prima di tutto perché inutile elettoralmente, secondo perché non viene capito nemmeno dai tuoi. Allora non resta che la strada della convinzione. Essere convinti delle proprie idee, avere il coraggio di aggiornarle, di metterle a fuoco e di mostrarle. Quale progetto di Paese, di società, di sviluppo, quale agenda di diritti e doveri e quale anima.
Svegliarsi una mattina e cominciare a cannoneggiare la Banca d'Italia accodandosi ai professionisti della demolizione è una scorciatoia pericolosa. Se sei forza di governo e credi ci siano stati errori e omissioni allora crei le condizioni per un cambio di Governatore, non permetti la riconferma tenendoti le mani libere per gridare allo scandalo. Allo stesso modo ci si chiarisce sull'innalzamento dell'età pensionabile, non si lascia la patata bollente al governo, come fosse altro dal Pd, per prenderne poi le distanze.
Si decide se spiegare, con coraggio, al Paese che è una scelta faticosa ma necessaria a non scaricare il costo della rinuncia sulle generazioni più giovani e meno tutelate (o per nulla tutelate) o ad avere quel di più di flessibilità che ha permesso di evitare nuove tasse o maggiori tagli alle spese. Oppure si decide di non cambiare le regole pensionistiche e di lasciare il problema in eredità al prossimo governo, ma lo si dice con forza e chiarezza sapendo che questo comporta dei costi.
Così i vitalizi, una parte del Pd non accetta di modificarli ma Renzi vuole cavalcare il tema per non lasciare questa carta nelle mani di Grillo. Anche qui le strade sarebbero due: o convinci il tuo partito della bontà della cosa o ne capisci le ragioni. Bombardare il quartier generale è l'unica mossa che dovrebbe essere evitata, soprattutto perché il quartier generale è il tuo e pensare che le macerie possano affascinare gli elettori sembra davvero un calcolo sbagliato.
Il voto siciliano dovrebbe contemporaneamente imporre una seria riflessione a Bersani e soci, i quali farebbero bene a chiedersi come mai, se sono così in sintonia con il "vero" popolo di sinistra, restano tanto minoritari e ininfluenti. Pensare che le prossime elezioni saranno l'occasione per la conta e per eliminare un segretario che è considerato un marziano è suicida. Stiamo assistendo ad uno spettacolo che non conquista i cuori e nemmeno le menti ma spinge l'elettorato progressista verso l'astensione e il disgusto.
Ci si fermi un attimo a pensare come sia possibile aver lasciato campo libero a forze neofasciste e xenofobe come Casa-Pound, che in alcuni quartieri di Ostia è arrivata al 20 per cento sostituendosi all'azione che un tempo era dei sindacati o delle sezioni e cavalcando paure e frustrazioni. Le risposte devono partire da qui, non perdendosi in gabbie burocratiche e lotte fratricide, ma parlando il linguaggio della verità e mostrando di avere una visione del futuro. Altrimenti non ci resta che fare nostro un verso di William Yeats, citato domenica da Franco Marcoaldi nella sua rubrica su Robinson, "I migliori perdono ogni convinzione / mentre i peggiori sono pieni di appassionata intensità".



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Un'immagine, un racconto (libro fotografico on line)

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La fotografia è in genere un documento, la testimonianza di un ricordo che raffigura spesso persone e luoghi, ma talvolta può anche costituire lo spunto per fantasticare un viaggio ovvero per inventare un racconto e leggere con la fantasia l’apparenza visiva. (cliccando sopra la foto è possibile visionare il volume)

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